IL COMPRESSORE NELLE POMPE DI CALORE

Il compressore

Fattori da considerare nella scelta della tecnologia del compressore

-Rapporto di compressione (dipende anche dal fluido refrigerante)

-Variazione del rendimento globale in funzione dei parametri di esercizio

-Lubrificazione

-Temperature massime di esercizio (T max gas di scarico)

-Ore di vita

-Influenza delle condizioni di esercizio sulle ore di vita

-Influenza del numero di cicli di avviamento sulle ore di vita

Caratteristiche del compressore On-Off

-Velocità di rotazione fissa -> La potenza resa dipende dalle condizioni di esercizio

-Rendimento ottimizzato per uno specifico regime di funzionamento

-Regolazione del ciclo frigorifero basata sul controllo del surriscaldamento -> temperatura di mandata dipendente dalla temperatura di ritorno

-Componenti del circuito frigorifero ottimizzati per uno specifico regime di funzionamento (diametri tubi e velocità del gas, lubrificazione)

-Evaporatore e condensatore ottimizzati in un intervallo ristretto di prestazioni

-Alimentazione elettrica diretta senza necessità di conversione

-Necessità di utilizzare un accumulo inerziale per minimizzare i cicli di avviamento (riduce i consumi di sbrinamento per le PdC Aria/Acqua)

-Minor numero di ore di esercizio -> vita tecnica lunga (durata 50-60.000 ore)

Caratteristiche del compressore a Inverter

-Velocità di rotazione variabile -> Potenza resa modulabile

-Rendimento variabile in un intervallo di regimi di funzionamento (migliore in una parte dell’intervallo di funzionamento)

-Regolazione del ciclo frigorifero basata sulla temperatura di mandata richiesta e sul controllo del surriscaldamento

-Componenti del circuito frigorifero scelti per il regime di funzionamento più critico (diametri tubi e velocità del gas, lubrificazione)

-Evaporatore e condensatore ottimizzati per il regime di potenza più utilizzato

-Alimentazione elettrica necessita di convertitore di frequenza (inverter) -> fino al 5% di perdite di energia aggiuntive

-Possibilità di non utilizzare un accumulo inerziale (a certe condizioni)

-Maggior numero di ore di esercizio -> vita tecnica minore della tecnologia On-Off (durata 50-60.000 ore)

POMPE DI CALORE- I componenti delle macchine

 

 

aa

 

 

CONDENSATORI ED EVAPORATORI

cond

 

CONDENSATORI ED EVAPORATORI PER MACCHINE VRV/VRF

mmmmm

COMPRESSORI ERMETICI, SEMIERMETICI, APERTI (Potenze < 100 kW)

hhhh

COMPRESSORI ERMETICI, SEMIERMETICI, APERTI (Potenze > 100 kW)

hhhh

 

VALVOLE DI ESPANSIONE

hhhh

 

FLUIDI FRIGORIGENI devono avere caratteristiche particolari, quali:

Elevato calore specifico sensibile

Elevato calore specifico latente

Bassa temperatura di evaporazione

Alta temperatura di condensazione

Atossicità

Non essere infiammabili Inoltre non devono danneggiare l’ambiente, quindi devono avere valori ODP = 0 e basso o nullo GWP.

I refrigeranti attuali sono gas puri o miscele. I più utilizzati sono l’R134A, l’R410A, l’R407C. Frigoriferi e congelatori utilizzano molto spesso idrocarburi infiammabili (poche decine di grammi). In sviluppo l’utilizzo di CO2 e altri gas per rispettare le nuove normative

 hhhh

 

 

IL CICLO FRIGORIFERO

aaa

Un frigorifero ha gli stessi componenti di una Pompa di Calore. Fondamentalmente: – Evaporatore (piastra fredda) – Compressore

– Valvola di espansione (tubo capillare)

– Condensatore (scambiatore alettato nel retro del frigorifero) – Refrigerante

aaa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POMPE DI CALORE Principi generali

Il calore è una forma di energia, la temperatura è un indice della “qualità” di questa energia.

Qualsiasi corpo ad una temperatura maggiore dello zero assoluto possiede energia termica cioè calore.

Il calore si sposta in modo naturale dalla temperatura più alta a quella più bassa.

Più alta è la temperatura a cui è disponibile il calore, maggiori sono gli utilizzi possibili.

Il calore a bassa temperatura è normalmente considerato non utilizzabile, uno “scarto”.

L’ambiente naturale è ricco di calore a bassa temperatura.

Questo calore è disponibile nell’acqua, nell’aria, nel terreno.

Essendo a bassa temperatura non siamo abituati a considerarlo come un bene sfruttabile.

Le pompe di calore rendono utilizzabile questo calore: lo captano, ne innalzano la temperatura rendendolo utilizzabile (ne aumentano il “valore”) e lo trasferiscono all’utilizzo.

 

aa

La Pompa di Calore trasferisce energia termica in verso contrario a quello che si avrebbe naturalmente per la differenza di temperatura.

Il secondo principio della termodinamica lo rende possibile solo a spese di energia motrice. Le macchine che permettono questo trasferimento di energia sono le pompe di calore, che utilizzano il ciclo frigorifero.

Definizioni

  • Pressione: rapporto tra una forza ortogonale ad una superficie e l’area della superficie. Si misura in [Pa]. Nelle applicazioni frigorifere si misura in [bar] (1 bar = 1×105 Pa)

-Pressione assoluta: pressione misurata rispetto al vuoto

-Pressione relativa: pressione misurata    rispetto ad un valore di riferimento. Nelle applicazioni frigorifere si usa la pressione relativa, misurata rispetto alla pressione atmosferica standard.

  • Evaporazione: passaggio di stato da liquido ad aeriforme
  • Condensazione: passaggio di stato da aeriforme a liquido
  • Potenza: quantità di lavoro compiuto nell’unità di tempo. Si misura in [W], in ambito termotecnico si usa solitamente il multiplo [kW].
  • Energia: capacità di un corpo o di un sistema di compiere lavoro. L’energia termica è posseduta da qualsiasi corpo a temperatura maggiore dello zero assoluto, in quantità proporzionale alla temperatura, alla massa e al calore specifico. Si misura in [J] nel sistema Standard. Espressa solitamente in [kWh] nell’uso pratico.

Ricordare la relazione: Energia = Potenza x tempo 1 kWh = 1 kW x 1 h = 0.5 kW x 2 h ATTENZIONE A NON CONFONDERE LE UNITA’ DI MISURA!

  • Calore: sinonimo di Energia termica. Si misura in [J] nel SI, nell’uso pratico si usano i [kWh].
  • Temperatura: indice della quantità di moto degli atomi che compongono la materia. Nell’uso pratico la confondiamo spesso con il calore. Si può considerare un indice della “qualità” del calore: più è alta è maggiori sono i possibili utilizzi dell’energia termica. Si misura in scala assoluta in °Kelvin, oppure nella scala usuale in °C.

COME ENTRA ARIA NELL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO

Abbiamo compreso come l’aria nel nostro circuito termico sia dannosa.

Problemi di corrosione, rumorosità e rapido degrado degli organi di regolazione stanno  mettendo in evidenza che l’aria è un avversario  più pericoloso del previsto e che negli impianti ad acqua non solo si devono eliminare le bolle d’aria ma si devono eliminare anche le “microbolle”.

L’aria presente negli impianti di riscaldamento o raffrescamento può avere diverse origini:

  • Può essere derivata dall’aria sciolta nell’acqua fredda di riempimento o di
    reintegro, di solito l’entrata d’aria disciolta nell’acqua con il primo riempimento o per un reintegro contiene circa 11 mg/l di ossigeno e 18 mg/l di azoto.

Ovvero ben 29 litri di aria su 1000 litri d‘acqua!

hhh

 

  • Può essere aria non espulsa in fase di riempimento dell’impianto o dopo un reintegro per pressione impianto troppo bassa o una riparazione
  • Può essere anche aria entrata durante il funzionamento dell’impianto. L’acqua sotto pressione può contenere una quantità superiore di gas, nei punti alti l’acqua si libera dei gas e si forma una sacca.
    La circolazione del circuito è ostacolata della sacca d‘aria o di gas, di conseguenza si
    creano problemi circolazione, di resa e di portata.

hhhhhggg

  • Può entrare attraverso materiali che permettono la diffusione
    Rispetto a materiali tradizionali come il rame e l’acciaio, certi tubi in materiale sintetico, ma
    in particolare quelli in gomma flessibile o in parte i tubi per riscaldamento in plastica,
    permettono all’aria di diffondersi ed entrare circuito d’acqua dell’impianto.

nnnn

  • Ingresso di aria dovuto a un mal funzionamento del sistema di espansione o per pressione impianto troppo bassa.
    L’aria entra per causa di pressione di carico Pst troppo bassa e per la mancanza di acqua nei punti più alti dell’impianto si forma una depressione, aria entra attraverso le valvole o i raccordi.
    In impianti grandi è molto difficile controllare la pressione di precarica dei vasi poichè non si può intravedere la riserva d’acqua nel vaso.

ffff

 

 

ARIA NEI RADIATORI E RUMORI? LA SOLUZIONE DEFINITIVA

LA PAROLA AI NOSTRI TECNICI

Sulla base delle recenti esperienze gestionali, maturate a seguito delle innovazioni impiantistiche applicate negli edifici, ovvero, sugli impianti di riscaldamento, con l’obiettivo di contenere sempre più gli sprechi energetici, innovazioni tra le quali la più comune è rappresentata dal montaggio di valvole termostatiche (sui singoli corpi scaldanti – oppure frazionamenti in zone riscaldate indipendenti con controllo dinamico della portata termovettrice), riteniamo fondamentale il portare a conoscenza dell’utente finale l’insorgere di alcune nuove problematiche “nate” per l’appunto con queste “novità tecniche introdotte”.

Citiamo alcuni esempi indicativi:

  • Per diversi motivi, durante il periodo estivo le valvole termostatiche non sono sempre correttamente gestite dall’utente, spesso infatti non ci si ricorda di lasciarle totalmente aperte e di contro il “lasciarle chiuse” in estate favorisce l’indurimento dell’otturatore ed il progressivo rischio di grippaggio della valvola stessa.
  • Gli svuotamenti dei circuiti idraulici (necessari all’esecuzione di lavori interni di ristrutturazione o di semplice manutenzione di un locale o di un alloggio) determinano l’ingresso di aria all’interno dell’impianto; quest’aria dovrà necessariamente fuoriuscire all’atto del riempimento impianto, pena, il non funzionamento:

– Il riempimento diventa quindi un’operazione delicata, lunga e di pazienza per l’addetto ai lavori
– Sovente, tra l’altro, non si riesce ad effettuare lo sfogo dell’aria durante la fase di riempimento, per una serie di concomitanze che non sempre dipendono dalla professionalità dell’operatore ma, dalle peculiarità dell’impianto stesso e dai comportamenti degli utilizzatori.

Cosa succede quindi sull’impianto?  
Durante il riempimento, l’acqua entra tramite l’allaccio di ritorno che si trova nella parte bassa del corpo scaldante e man mano che l’impianto si riempie, l’aria fuoriesce dalla parte alta del corpo scaldante stesso, ovvero dalla tubazione di andata (il concetto vale anche per i pannelli radianti, anche se cambia il tipo di problematica in questo caso), con andamento verticale, dal piano terra fino all’ultimo piano dell’edificio in cui l’operazione viene eseguita

Con la presenza delle valvole termostatiche montate sui corpi scaldanti, l’operazione di sfogo aria diventa più difficoltosa rispetto alla condizione in cui l’impianto si trovava prima dell’installazione delle nuove valvole termostatiche.

jjj

È bene fare un accenno tecnico relativo alla tipologia della “vecchia” valvola, cosiddetta a volantino, rispetto alla “nuova valvola termostatica”:

-La prima aveva una grande sezione di passaggio dell’acqua, totalmente e costantemente aperta (sia con impianto fermo che acceso);
-La seconda, è dotata di una piccola sezione tronco conica di passaggio dell’acqua,sulla quale lavora in chiusura un otturatore conico, quest’ultimo a sua volta viene azionato dal sensore termostatico che rileva la temperatura ambiente.

E se la valvola termostatica viene chiusa durante l’estate, oppure durante una qualsiasi fase di riempimento, quale sarà la conseguenza?

Ovvio, l’aria rimarrà intrappolata nel corpo scaldante; è intuitiva la deduzione, solo guardando i fotogrammi relativi alle due valvole a confronto ci si può render conto delle difficoltà che incontra l’aria per poter fuoriuscire da una moderna valvola.
E quando potrà uscire quest’aria, e soprattutto, come?
Certamente uscirà quasi tutta con lo sfogo manuale, dalla valvolina di spurgo azionata dal singolo utente.E se non ci fosse la valvola di spurgo manuale?
In questo caso inizierà ad uscire all’apertura della valvola termostatica (sempre che non avvenga il bloccaggio dell’otturatore) azionata dall’utente nel momento in cui si accorge della necessità.
La fuoriuscita però non avverrà in modo semplice in quanto l’aria per poter uscire dal radiatore autonomamente dovrà superare molti ostacoli, quali ad esempio:
l’ingresso contro corrente dell’acqua dall’impianto (l’aria per poter uscire deve farlo in senso contrario rispetto al tragitto dell’acqua che contemporaneamente entra nel radiatore).

Le ridotte sezioni interne del corpo valvola termostatica, i vari ripartitori di flusso, ed isistemi di pre-taratura della portata (specifici per ogni radiatore in base alla propria grandezza).

Le impurità che dovessero depositarsi all’interno della valvola stessa, spinte e trascinate dal sistema di circolazione forzata durante il normale funzionamento dell’impianto.

Uscirebbe tutta l’aria dal radiatore all’apertura della valvola?
Difficilmente l’aria potrà uscire totalmente e, pur nella migliore delle ipotesi, ed ipotizzando che all’accensione dell’impianto la circolazione dell’acqua possa riprendere il proprio moto senza l’intervento di un tecnico, la sua presenza sarà certamente una costante per un periodo di tempo variabile.
In molti casi purtroppo la fuoriuscita non avverrà in modo autonomo e procurerà il fermo della circolazione nel corpo scaldante e la conseguente necessità di intervento di un tecnico del settore che con il proprio operato rimedierà al disservizio.
Quale sarà la conseguenza di questa presenza d’aria e fino a che punto verrà smaltita durante l’esercizio?
Questo interrogativo innesca il vero cuore del problema tecnico che stiamo trattando.
Abbiamo stabilito che per funzionare bene, un qualsiasi impianto di riscaldamento “ad acqua” non deve contenere dell’aria, in nessun punto del circuito idraulico.
Ipotizziamo ora di avere eseguito un corretto riempimento dell’impianto, nei dovuti modi e nei tempi operativi previsti, con tutte le valvole termostatiche aperte in modo tale che l’aria evacui dai terminali di colonna (tramite le valvole installate nei punti alti dell’impianto, aperte a tale scopo) e di aver già livellato il carico idrostatico in modo tale che possa essere avviato a corretto assetto di esercizio.

Ammettiamo poi che tutti i corpi scaldanti siano stati spurgati dall’aria, tramite la valvolina di spurgo montata su ciascun radiatore.
Ebbene, anche in questa condizione per così dire “ottimale” scopriremo che di aria nell’impianto ce ne è ancora molta.
Una parte di questa, allo stato gassoso, è contenuta in tutti quegli interstizi che non sono “spurgabili”, congeniti della struttura impiantistica.
Una seconda parte, molto meno conosciuta ma, altrettanto importante, è disciolta nel contenuto d’acqua calda sotto pressione, all’interno del vettore.
L’aria allo stato gassoso, seppur parzialmente, verrà progressivamente evacuata in modo manuale o automatico, è solo una questione di tempo e di mano d’opera.
L’aria disciolta invece non verrà mai smaltita autonomamente, in nessun modo.

In entrambi i casi comunque, la presenza d’aria comporterà un decadimento dell’efficienza del sistema di diffusione del calore ed un innesco di processi di ossidazione; comporterà poi un ulteriore serie di inconvenienti non del tutto secondari durante il funzionamento, tra i quali citiamo:

  • Gorgoglio nei radiatori, avvertibile in modo più attenuato nei caloriferi di ghisa, piùaccentuato nei caloriferi/piastre d’acciaio o di alluminio
  • Cavitazione sulle giranti delle pompe di circolazione forzata, che a sua volta provocamaggiore usura, ed incremento degli assorbimenti elettrici del sistema di spinta.

Il processo di ossidazione genera la trasformazione dei metalli in ossidi, e la loro progressiva aggregazione con formazione di depositi.
Questi depositi si potranno mettere in moto, trascinati della circolazione forzata dell’acqua all’interno delle tubazioni, compattandosi laddove la velocità del fluido diminuisce, oppure andranno ad ostruire i passaggi micrometrici di questo e quell’organo presente sull’impianto (es. quelli delle valvole termostatiche).
La conseguenza, oltre allo sporcamento e quindi il possibile disservizio, sarà il lento ma inesorabile processo di corrosione generalizzata del sistema impianto.
C’è un  rimedio a tutte queste problematiche?

Certamente sì, ed anche in questo caso spendiamo qualche spiegazione in merito:

Innanzi tutto è bene che il sistema di espansione dell’impianto sia di tipo chiuso.
-Tra i sistemi di tipo chiuso andranno banditi quelli di tipo a cuscino d’aria (notoriamente denominati con autoclave, oppure, autopressurizzati), poiché come nel sistema d’espansione a vaso aperto, l’acqua dell’impianto è a contatto con l’aria sotto pressione, condizione questa che facilita il passaggio d’aria che andrà a progressivo discioglimento nel contenuto d’acqua.
-Tra i sistemi d’espansione chiusi, ovvero quelli che separano il contenuto d’acqua dall’aria con una vescica in butile, i più avanzati tecnologicamente e di migliore efficacia sono quelli a pressione costante.

Il problema dell’aria viene risolto in modo molto semplice tramite la fornitura in opera di un sistema di degasazione automatica, sicuro ed affidabile.

 

Quali saranno i vantaggi?
Sistema di degasazione
Il sistema nasce nelle applicazioni industriali, dove l’eliminazione dei gas all’interno di circuiti idraulici rappresenta condizione di assoluta importanza.
Per il settore civile è disponibile un tipo di apparecchiatura compatta, che sfrutta un principio idraulico molto semplice ed efficace.

Questa apparecchiatura deve essere installata sull’impianto, preleva acqua dalla tubazione di ritorno, la degasa e la reintroduce a ciclo continuo secondo una logica personalizzata, in base alle caratteristiche dei circuiti sui quali agisce.
Un processore elettronico programmabile e multi funzione, permette ai tecnici manutentori di tarare il corretto assetto di esercizio del sistema di degasazione, tenendo conto delle variabili in gioco durante il funzionamento dell’impianto.

Quindi, nell’arco di pochi giorni (2/4) di funzionamento dal riempimento dell’impianto di riscaldamento, il sistema avrà sottratto tutto il contenuto d’aria, sia sotto forma gassosa che disciolta.
Il vantaggio è facilmente riscontrabile:

– Eliminazione dell’aria negli interstizi nascosti ed irraggiungibili e conseguente miglioriadi scambio.
– Eliminazione o chiusura dei barilotti di sfogo automatico e conseguente eliminazionedel rischio di perdite ed allagamenti.
– Riduzione dei consumi energetici.
– Eliminazione degli interventi di sfogo aria in corso di esercizio, quindi drasticariduzione di mano d’opera aggiuntiva al servizio standard.
– Azzeramento dei processi di ossidazione interni ai circuiti idraulici e preservazione del patrimonio impianto

Sistema di espansione a pressione costante
L’esperienza gestionale ci ha fatto schierare a favore di questo tipo di scelta tecnologica, per una serie di motivazioni che andiamo a descrivere.
Già la denominazione di per sé evidenzia il principale notevole vantaggio tecnico ottenibile con questa tipologia di sistema d’espansione: la costanza di pressione durante l’assetto di esercizio dell’impianto, indipendentemente dalla variazione di temperatura dei circuiti termovettori, è una condizione di indubbia miglioria funzionale.
Significativa la possibilità di potere determinare la pressione di esercizio, molto più vicina rispetto alla pressione idrostatica dei circuiti, rispetto ai sistemi di espansione chiusi tradizionali.
Quindi, in sintesi:

-Vaso più piccolo.
-Minori sovrappressioni in assetto di esercizio.
-Controllo assoluto ed immediato dell’eventuale insorgere di perdite.
-Interfacciamento remoto con sistema telematico per il controllo di processo.
-Interfacciamento con il sistema di degasazione.
-Contabilizzazione del reintegro automatico.
-Dagasamento dell’acqua di reintegro.
-Remotizzazione allarmi.

 

ABBASSARE LE SPESE CONDOMINIALI

 

Mantenere in buona salute un impianto di riscaldamento è strettamente collegato allo stato dell’acqua che circola nello stesso!

L’acqua presente nell’impianto si carica quando l’impianto viene eseguito e poi non viene più tolta (ad esclusione di interventi straordinari).

Quest’acqua passa in caldaia, ma non si mescola con l’acqua calda sanitaria che si usa in cucina o in bagno.

Il fatto che l’acqua rimanga parecchi anni nei tubi e nei termosifoni sempre più spesso innesca processi di deterioramento dell’impianto stesso.

Il termovettore nel circuito di riscaldamento si comporta esattamente come il sangue in un corpo umano.

Per mantenere il nostro sangue  in buona salute noi dobbiamo alimentarci in modo corretto, fare attività fisica e evitare cattive abitudini.

Allo stesso modo per mantenere in salute un impianto di riscaldamento è necessario togliere l’aria dal fluido termovettore!

 L’ACQUA NELL’IMPIANTO TERMICO

In linea generale si possono identificare tre tipi di inconvenienti  causati dall’acqua e dalla presenza dei gas in essa disciolti:

  • CORROSIONE le cui cause principali sono la presenza di ossigeno, anidride carbonica, coppie galvaniche e cloruri

mmm

 

  • INCROSTAZIONE: la concentrazione dei vari sali nell’acqua è molto lontana dal punto di saturazione che significa che dove non ci sono concentrazioni, i sali presenti rimangono comunque in soluzione ad esclusione dei sali di calcio e di magnesio che danno luogo alla formazione di composti insolubili i quali depositandosi nei punti più caldi dell’impianto formano incrostazioni dure che determinano un isolamento termico che diminuisce  lo scambio di calore
  • DEPOSITI FANGOSI E FERROSI:  la presenza di ossigeno nell’acqua di impianto alimenta i batteri aerobi che a lungo andare  producono alghe e fanghi.
    Inoltre il processo di corrosione col tempo stacca dalle tubazioni detriti ferrosi che compromettono i dispositivi di sicurezza e gli organi meccanici (circolatori, valvole).

tttt

 

 

LE CONSEGUENZE

 

Non occuparsi della qualità dell’acqua porterà prima o poi a:

  • Problemi di circolazione
    – circuiti fermi
    – rendimento scarso per circolazione ridotta del liquido
    – alto consumo di energia elettrica, le pompe devono andare a pieno regime
  • Corrosione ed ossidazione
    – Particelle di corrosione e di ossidazione che formano fanghi.
    – Impurità che disturbano la circolazione del liquido nel circuito
    – Problemi con le pompe di circolazione, specialmente quelle a basso consumo energetico, le particelle corrose formano la magnetite, queste vengono attirate da rotori magnetici delle pompe che cosi si bloccano.
    – Scarsa efficienza di scambio di energia (le particelle  si depositano sulle superfici scaldanti)
    – Usura eccessiva dei componenti
    – Invecchiamento veloce delle caldaie per possibile surriscaldamento di zone delicate
    – Ostruzione continua dei filtri
    – Garanzia dei componenti decade
  •  Rendimento dell’impianto diminuisce ed aumenta  il consumo di combustibile

Studi hanno dimostrato che la presenza di aria e di fanghi il rendimento dell’impianti diminuisce di parecchio!

Nel caso di impianti a pavimento o di caldaie a condensazione poi i problemi risultano più frequenti ed evidenti e possono portare a guasti molto costosi da risolvere.

Gli impianti  pavimento moderni sono realizzati con tubature flessibili posizionate nel massetto. A causa della loro struttura fissa e di norma non accessibile, è fondamentale che queste tubazioni vengano preservate dalle problematiche indotte dall’acqua che potrebbero limitarne la circolazione (causando fastidiosi rumori) o addirittura provocare intasamenti. Le problematiche più comunemente riscontrate negli impianti funzionanti a basse temperature come gli impianti a pavimento sono la proliferazione algale/batterica, accentuata proprio dalle basse temperature (37 – 38 °C) a cui lavorano tali impianti, temperature ideali per la crescita batterica.

aaaa

 

Produzione di gas dovuta a presenza di batteri e alghe .

Presenza di batteri o alghe possono causare l’accumulo di gas nell’impianto.

In questo caso, nell’acqua dell’impianto sono presenti quantità eccessive di idrogeno o di metano.

Più l’acqua è ricca di minerali, maggiore è la presenza di batteri.

LE SOLUZIONI

 

Il progressivo aumento di isolamento negli edifici con conseguente riduzione dei fabbisogni termici e l’evoluzione tecnologica in campo tecnico, hanno portato all’utilizzo di generatori di calore ad alto rendimento e a condensazione che presentano sezioni di passaggio del fluido vettore negli scambiatori sempre più piccole e più facilmente soggette a ostruzioni e corrosioni.
Per questi motivi i temi del trattamento dell’acqua di riempimento e della pulizia dell’impianto hanno subito una sostanziale maturazione.

Quindi, quali soluzioni?

  • TRATTAMENTO CHIMICO  dell’acqua tecnica è  previsto dal DPR 59/09.  Il DPR 59/09 prevede che per tutti gli impianti nuovi e per tutte le ristrutturazioni i seguenti requisiti obbligatori:

-se la durezza totale dell’acqua è inferiore ai 15°fr occorre prevedere sempre un condizionamento chimico dell’acqua del circuito di riscaldamento a cui occorre aggiungere una filtrazione meccanica di sicurezza  e un dosaggio di polifosfati alimentari per l’acqua sanitaria

-se la durezza totale dell’acqua è superiore ai 15°fr occorre aggiungere a quanto sopra un trattamento di addolcimento  per entrambi i circuiti in modo da ridurre la durezza e riportarla sotto i 15°fr.

Il trattamento chimico è efficace quindi per intervenire sulle incrostazioni causate da calcare e magnesio, tuttavia non è risolutivo per i processi corrosivi e la formazione di fanghi ed alghe.

 

  • TRATTAMENTO FISICO. Con il trattamento fisico dell’acqua ed utilizzando un sistema di degasazione sottovuoto(che sfruttano il principio fisico della legge di Henry) elimino la presenza di gas all’interno dei circuiti di riscaldamento ed insieme ai gas i batteri che generano alghe e fanghi. Trattando solo chimicamente l’acqua non risolvo il problema perchè ad esempio aggiungendo polifosfati ai circuiti da trattare arricchisco l’impianto di minerali ( fonte di alimentazione per i batteri) per cui da una parte risolvo il problema delle incrostazioni ma dall’altro aumento la formazione di alghe e fanghi. L’unico modo per evitare permanentemente la formazione di fango, alghe e processi corrosivi è quindi intervenire fisicamente!

ggg

Naturalmente su impianti vecchi i nostri tecnici, prima di intervenire con l’installazione dei nostri sistemi, prevedono sempre un lavaggio completo d’impianto proprio per evitare che la condizione dell’impianto in essere possa compromettere l’installazione dell’apparecchio risolutivo.

L’obiettivo principale è sempre di stabilizzare l’acqua dell’impianto in modo che, dopo aver tolto lo sporco se ne blocchi la formazione. Il nostro metodo serve a rimuovere quasi totalmente l’aria negli impianti ed a ottimizzare la circolazione d’impianto con relativo risparmio energetico nonché economico.

L’aria che viene rimossa è sia quella in sospensione che quella disciolta nel termovettore.

Questa apparecchiatura deve essere installata sul ritorno dell’ impianto, preleva acqua dalla tubazione con colegamento By-Pass, la degasa e la reintroduce a ciclo continuo secondo una logica personalizzata, in base alle caratteristiche dei circuiti sui quali agisce.

Un processore elettronico programmabile e multi funzione, permette ai tecnici manutentori di tarare il corretto assetto di esercizio del sistema di degasazione, tenendo conto delle variabili in gioco durante il funzionamento dell’impianto.Quindi, nell’arco di pochi giorni (2/4) di funzionamento dal riempimento dell’impianto di riscaldamento, il sistema avrà sottratto tutto il contenuto d’aria, sia sotto forma gassosa che disciolta.Il processo è ottimizzato e monitorato elettronicamente dalla centralina che registra uno storico di lavoro della macchina e può anche remotare gli allarmi.