ARIA NEI RADIATORI E RUMORI? LA SOLUZIONE DEFINITIVA

LA PAROLA AI NOSTRI TECNICI

Sulla base delle recenti esperienze gestionali, maturate a seguito delle innovazioni impiantistiche applicate negli edifici, ovvero, sugli impianti di riscaldamento, con l’obiettivo di contenere sempre più gli sprechi energetici, innovazioni tra le quali la più comune è rappresentata dal montaggio di valvole termostatiche (sui singoli corpi scaldanti – oppure frazionamenti in zone riscaldate indipendenti con controllo dinamico della portata termovettrice), riteniamo fondamentale il portare a conoscenza dell’utente finale l’insorgere di alcune nuove problematiche “nate” per l’appunto con queste “novità tecniche introdotte”.

Citiamo alcuni esempi indicativi:

  • Per diversi motivi, durante il periodo estivo le valvole termostatiche non sono sempre correttamente gestite dall’utente, spesso infatti non ci si ricorda di lasciarle totalmente aperte e di contro il “lasciarle chiuse” in estate favorisce l’indurimento dell’otturatore ed il progressivo rischio di grippaggio della valvola stessa.
  • Gli svuotamenti dei circuiti idraulici (necessari all’esecuzione di lavori interni di ristrutturazione o di semplice manutenzione di un locale o di un alloggio) determinano l’ingresso di aria all’interno dell’impianto; quest’aria dovrà necessariamente fuoriuscire all’atto del riempimento impianto, pena, il non funzionamento:

– Il riempimento diventa quindi un’operazione delicata, lunga e di pazienza per l’addetto ai lavori
– Sovente, tra l’altro, non si riesce ad effettuare lo sfogo dell’aria durante la fase di riempimento, per una serie di concomitanze che non sempre dipendono dalla professionalità dell’operatore ma, dalle peculiarità dell’impianto stesso e dai comportamenti degli utilizzatori.

Cosa succede quindi sull’impianto?  
Durante il riempimento, l’acqua entra tramite l’allaccio di ritorno che si trova nella parte bassa del corpo scaldante e man mano che l’impianto si riempie, l’aria fuoriesce dalla parte alta del corpo scaldante stesso, ovvero dalla tubazione di andata (il concetto vale anche per i pannelli radianti, anche se cambia il tipo di problematica in questo caso), con andamento verticale, dal piano terra fino all’ultimo piano dell’edificio in cui l’operazione viene eseguita

Con la presenza delle valvole termostatiche montate sui corpi scaldanti, l’operazione di sfogo aria diventa più difficoltosa rispetto alla condizione in cui l’impianto si trovava prima dell’installazione delle nuove valvole termostatiche.

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È bene fare un accenno tecnico relativo alla tipologia della “vecchia” valvola, cosiddetta a volantino, rispetto alla “nuova valvola termostatica”:

-La prima aveva una grande sezione di passaggio dell’acqua, totalmente e costantemente aperta (sia con impianto fermo che acceso);
-La seconda, è dotata di una piccola sezione tronco conica di passaggio dell’acqua,sulla quale lavora in chiusura un otturatore conico, quest’ultimo a sua volta viene azionato dal sensore termostatico che rileva la temperatura ambiente.

E se la valvola termostatica viene chiusa durante l’estate, oppure durante una qualsiasi fase di riempimento, quale sarà la conseguenza?

Ovvio, l’aria rimarrà intrappolata nel corpo scaldante; è intuitiva la deduzione, solo guardando i fotogrammi relativi alle due valvole a confronto ci si può render conto delle difficoltà che incontra l’aria per poter fuoriuscire da una moderna valvola.
E quando potrà uscire quest’aria, e soprattutto, come?
Certamente uscirà quasi tutta con lo sfogo manuale, dalla valvolina di spurgo azionata dal singolo utente.E se non ci fosse la valvola di spurgo manuale?
In questo caso inizierà ad uscire all’apertura della valvola termostatica (sempre che non avvenga il bloccaggio dell’otturatore) azionata dall’utente nel momento in cui si accorge della necessità.
La fuoriuscita però non avverrà in modo semplice in quanto l’aria per poter uscire dal radiatore autonomamente dovrà superare molti ostacoli, quali ad esempio:
l’ingresso contro corrente dell’acqua dall’impianto (l’aria per poter uscire deve farlo in senso contrario rispetto al tragitto dell’acqua che contemporaneamente entra nel radiatore).

Le ridotte sezioni interne del corpo valvola termostatica, i vari ripartitori di flusso, ed isistemi di pre-taratura della portata (specifici per ogni radiatore in base alla propria grandezza).

Le impurità che dovessero depositarsi all’interno della valvola stessa, spinte e trascinate dal sistema di circolazione forzata durante il normale funzionamento dell’impianto.

Uscirebbe tutta l’aria dal radiatore all’apertura della valvola?
Difficilmente l’aria potrà uscire totalmente e, pur nella migliore delle ipotesi, ed ipotizzando che all’accensione dell’impianto la circolazione dell’acqua possa riprendere il proprio moto senza l’intervento di un tecnico, la sua presenza sarà certamente una costante per un periodo di tempo variabile.
In molti casi purtroppo la fuoriuscita non avverrà in modo autonomo e procurerà il fermo della circolazione nel corpo scaldante e la conseguente necessità di intervento di un tecnico del settore che con il proprio operato rimedierà al disservizio.
Quale sarà la conseguenza di questa presenza d’aria e fino a che punto verrà smaltita durante l’esercizio?
Questo interrogativo innesca il vero cuore del problema tecnico che stiamo trattando.
Abbiamo stabilito che per funzionare bene, un qualsiasi impianto di riscaldamento “ad acqua” non deve contenere dell’aria, in nessun punto del circuito idraulico.
Ipotizziamo ora di avere eseguito un corretto riempimento dell’impianto, nei dovuti modi e nei tempi operativi previsti, con tutte le valvole termostatiche aperte in modo tale che l’aria evacui dai terminali di colonna (tramite le valvole installate nei punti alti dell’impianto, aperte a tale scopo) e di aver già livellato il carico idrostatico in modo tale che possa essere avviato a corretto assetto di esercizio.

Ammettiamo poi che tutti i corpi scaldanti siano stati spurgati dall’aria, tramite la valvolina di spurgo montata su ciascun radiatore.
Ebbene, anche in questa condizione per così dire “ottimale” scopriremo che di aria nell’impianto ce ne è ancora molta.
Una parte di questa, allo stato gassoso, è contenuta in tutti quegli interstizi che non sono “spurgabili”, congeniti della struttura impiantistica.
Una seconda parte, molto meno conosciuta ma, altrettanto importante, è disciolta nel contenuto d’acqua calda sotto pressione, all’interno del vettore.
L’aria allo stato gassoso, seppur parzialmente, verrà progressivamente evacuata in modo manuale o automatico, è solo una questione di tempo e di mano d’opera.
L’aria disciolta invece non verrà mai smaltita autonomamente, in nessun modo.

In entrambi i casi comunque, la presenza d’aria comporterà un decadimento dell’efficienza del sistema di diffusione del calore ed un innesco di processi di ossidazione; comporterà poi un ulteriore serie di inconvenienti non del tutto secondari durante il funzionamento, tra i quali citiamo:

  • Gorgoglio nei radiatori, avvertibile in modo più attenuato nei caloriferi di ghisa, piùaccentuato nei caloriferi/piastre d’acciaio o di alluminio
  • Cavitazione sulle giranti delle pompe di circolazione forzata, che a sua volta provocamaggiore usura, ed incremento degli assorbimenti elettrici del sistema di spinta.

Il processo di ossidazione genera la trasformazione dei metalli in ossidi, e la loro progressiva aggregazione con formazione di depositi.
Questi depositi si potranno mettere in moto, trascinati della circolazione forzata dell’acqua all’interno delle tubazioni, compattandosi laddove la velocità del fluido diminuisce, oppure andranno ad ostruire i passaggi micrometrici di questo e quell’organo presente sull’impianto (es. quelli delle valvole termostatiche).
La conseguenza, oltre allo sporcamento e quindi il possibile disservizio, sarà il lento ma inesorabile processo di corrosione generalizzata del sistema impianto.
C’è un  rimedio a tutte queste problematiche?

Certamente sì, ed anche in questo caso spendiamo qualche spiegazione in merito:

Innanzi tutto è bene che il sistema di espansione dell’impianto sia di tipo chiuso.
-Tra i sistemi di tipo chiuso andranno banditi quelli di tipo a cuscino d’aria (notoriamente denominati con autoclave, oppure, autopressurizzati), poiché come nel sistema d’espansione a vaso aperto, l’acqua dell’impianto è a contatto con l’aria sotto pressione, condizione questa che facilita il passaggio d’aria che andrà a progressivo discioglimento nel contenuto d’acqua.
-Tra i sistemi d’espansione chiusi, ovvero quelli che separano il contenuto d’acqua dall’aria con una vescica in butile, i più avanzati tecnologicamente e di migliore efficacia sono quelli a pressione costante.

Il problema dell’aria viene risolto in modo molto semplice tramite la fornitura in opera di un sistema di degasazione automatica, sicuro ed affidabile.

 

Quali saranno i vantaggi?
Sistema di degasazione
Il sistema nasce nelle applicazioni industriali, dove l’eliminazione dei gas all’interno di circuiti idraulici rappresenta condizione di assoluta importanza.
Per il settore civile è disponibile un tipo di apparecchiatura compatta, che sfrutta un principio idraulico molto semplice ed efficace.

Questa apparecchiatura deve essere installata sull’impianto, preleva acqua dalla tubazione di ritorno, la degasa e la reintroduce a ciclo continuo secondo una logica personalizzata, in base alle caratteristiche dei circuiti sui quali agisce.
Un processore elettronico programmabile e multi funzione, permette ai tecnici manutentori di tarare il corretto assetto di esercizio del sistema di degasazione, tenendo conto delle variabili in gioco durante il funzionamento dell’impianto.

Quindi, nell’arco di pochi giorni (2/4) di funzionamento dal riempimento dell’impianto di riscaldamento, il sistema avrà sottratto tutto il contenuto d’aria, sia sotto forma gassosa che disciolta.
Il vantaggio è facilmente riscontrabile:

– Eliminazione dell’aria negli interstizi nascosti ed irraggiungibili e conseguente miglioriadi scambio.
– Eliminazione o chiusura dei barilotti di sfogo automatico e conseguente eliminazionedel rischio di perdite ed allagamenti.
– Riduzione dei consumi energetici.
– Eliminazione degli interventi di sfogo aria in corso di esercizio, quindi drasticariduzione di mano d’opera aggiuntiva al servizio standard.
– Azzeramento dei processi di ossidazione interni ai circuiti idraulici e preservazione del patrimonio impianto

Sistema di espansione a pressione costante
L’esperienza gestionale ci ha fatto schierare a favore di questo tipo di scelta tecnologica, per una serie di motivazioni che andiamo a descrivere.
Già la denominazione di per sé evidenzia il principale notevole vantaggio tecnico ottenibile con questa tipologia di sistema d’espansione: la costanza di pressione durante l’assetto di esercizio dell’impianto, indipendentemente dalla variazione di temperatura dei circuiti termovettori, è una condizione di indubbia miglioria funzionale.
Significativa la possibilità di potere determinare la pressione di esercizio, molto più vicina rispetto alla pressione idrostatica dei circuiti, rispetto ai sistemi di espansione chiusi tradizionali.
Quindi, in sintesi:

-Vaso più piccolo.
-Minori sovrappressioni in assetto di esercizio.
-Controllo assoluto ed immediato dell’eventuale insorgere di perdite.
-Interfacciamento remoto con sistema telematico per il controllo di processo.
-Interfacciamento con il sistema di degasazione.
-Contabilizzazione del reintegro automatico.
-Dagasamento dell’acqua di reintegro.
-Remotizzazione allarmi.

 

2 commenti su “ARIA NEI RADIATORI E RUMORI? LA SOLUZIONE DEFINITIVA”

  1. L’impianto di riscaldamento è centralizzato e serve 3 palazzine di 4 piani.
    Le valvole termostatiche sono state installate nell’ottobre 2017 ed io non ho potuto mai regolare quelle dei termosifoni allacciati alla rete d’aria. Purtroppo me ne sono resa conto soltanto a fine stagione quando ho provato a chiudere le valvole . Niente da fare i termosifoni restavano bollenti perchè mi è stato detto rientrava l’acqua della rete d’aria. Che fare? Grazie

    1. Sig.ra Ponti buonasera,
      scusi se le rispondo solo ora.
      Non mi è chiaro quale sia il problema.
      Mi scrive che rientra acqua dalla rete d’aria?
      In che senso?

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